Calazio

Il calazio è un’infiammazione cronica delle ghiandole di Meibomio, il cui nome deriva dal medico tedesco del XVII secolo Heinrich Meibom. Sono delle ghiandole escretorie interne dell’apparato visivo, situate nella palpebra superiore che hanno la funzione di secernere lo strato lipidico esterno del film lacrimale, con funzione di difesa dell’epitelio corneale.

L’ostruzione di una ghiandola di Meibomio causa quindi l’insorgenza di un calazio, che è un processo cronico granulomatoso o di un orzaiolo, che è invece un’infiammazione acuta.

Sintomi del calazio

Gonfiore e arrossamento della palpebra, dolore, secrezione e infiammazione della congiuntiva. La gravità dei sintomi è in relazione al grado di infiammazione della ghiandola e dal numero di ghiandole coinvolte.

Il calazio può presentarsi di piccola dimensione (grande quanto un grano di miglio) oppure decisamente più grande che costringe la palpebra a rimanere chiusa.

calazio

calazio palpebra superiore

Cause del calazio

La sua insorgenza è tipicamente legata a disordini alimentari, al consumo eccessivo di salumi e di dolci.

Nei bambini può essere dovuta anche a difetti visivi non corretti: con la contrazione involontaria dei muscoli oculari per la messa a fuoco si causa la chiusura del dotto escretore delle ghiandole di Meibomio. Il liquido secreto fuorisce con difficoltà causando gonfiore e infiammazione.

Terapia del calazio

La terapia preventiva e per evitare la comparsa di recidive è seguire una dieta sana. E’ indicato un delicato massaggio della palpebra gonfia per cercare di rimuovere meccanicamente l’ostruzione del dotto escretore della ghiandola.

L’applicazione di pomate antibiotiche o antibiotico-cortisoniche deve essere prescritta solo dal medico oculista. In ogni caso, potrebbero verificarsi delle ricadute. È opportuno accertarsi anche che non siano presenti difetti visivi non corretti.



Gli impacchi caldi sono un buon rimedio (attenzione a non fare impacchi bollenti che possono danneggiare la palpebra che è un tessuto molto delicato).

Se la tumefazione non scompare in 10-20 giorni, ma tende a rimanere può essersi formata una specie di capsula che ingloba la ghiandola: in questo caso è necessario asportare le ghiandole interessate con un piccolo intervento chirurgico in anestesia locale.