Occhio che Lacrima: Cause e Cure Possibili

Una parte molto importante dell’oculoplastica è la patologia lacrimale, infatti è frequentissimo il paziente che viene da noi e ci dice “dottore io ho l’occhio che lacrima quindi non riesco a leggere” ed è una cosa assolutamente invalidante nella vita di tutti i giorni.


Le cause della patologia lacrimale, cioè dell’occhio che lacrima possono essere diverse; possono essere dovute o a un aumento di produzione lacrimale o a un deficit di deflusso delle lacrime all’interno del naso, infatti le lacrime dall’occhio passano attraverso i canalini lacrimali che sono intrapalpebrali, arrivano al sacco lacrimale per poi scendere attraverso il dotto naso-lacrimale all’interno del naso.

La prima cosa da effettuare è un accurato esame alla lampada a fessura, quindi valutare che non ci sia una patologia oculare propriamente detta, con una congiuntivite, una cheratite, un’uveite cioè una patologia infiammatoria intra-oculare o ancora una blefarite o un corpo estraneo che determinano un aumento, un’infiammazione e quindi un conseguente aumento della produzione di lacrime e quindi una lacrimazione.

In questo caso saremo obbligati a trattare la causa dell’iperlacrimazione per risolvere il problema al paziente direi completamente.

Altro caso invece, quando a livello oculare non c’è nulla e il paziente non ha iperemia, non ha congiuntivite, ma ha una iper-lacrimazione; allora in questo caso è un deficit di secrezione delle lacrime.

Il deficit di secrezione delle lacrime bisogna distinguere in un deficit dovuto a una patologia che riguarda i canalini lacrimali, quindi all’interno della porzione palpebrale del sistema lacrimale, da una patologia che invece riguarda la porzione distale e quindi il dotto naso-lacrimale ovvero quella porzione che è dall’interno del dotto mascellare che sbocca nel naso.

E’ importante la distinzione, perchè diversa sarà la terapia chirurgica e anche con una diversa percentuale di successo e con un diverso confort per il paziente; infatti quando la patologia riguarda il dotto naso-lacrimale e quindi un deficit di escrezione post saccale con un’integrità completa dei canalini, la terapia di elezione è la dacriocistorinostomia (DCR), che è un intervento dove si va a creare una anastomosi tra il sacco lacrimale e la mucosa del naso facendo una breccia ossea e aprendo sia il sacco lacrimale che la mucosa del naso per consentire alle lacrime di arrivare direttamente nel naso.

E’ un intervento chirurgico che può essere fatto in anestesia locale o in anestesia generale a seconda del paziente con cui abbiamo a che fare: se il paziente è molto ansioso o un paziente giovane potremo optare per un’anestesia generale, se il paziente è un paziente tranquillo che sopporta bene l’anestesia locale e che ha un’età più avanzata opteremo per un’anestesia di tipo locale.

Se viene fatto in anestesia locale tendenzialmente il paziente va a casa due o tre ore dopo l’intervento, se invece l’intervento viene fatto in anestesia generale il paziente dovrà dormire in ospedale per una notte.

Il post-operatorio è in genere senza complicanze, ci può essere qualche piccolo sanguinamento a livello nasale, ma in genere non è presente dolore e il paziente nel giro di una settimana, dieci giorni, guarisce.

Allora, la (DCR) può ancora essere effettuata a livello esterno con un’incisione a livello cutaneo per aggredire, per arrivare al sacco lacrimale e quindi in tal caso sarà presente una micro cicatrice a livello dorsale del naso che scompare completamente a distanza di due – tre mesi dall’intervento e in questo caso io l’effettuo senza l’aiuto di un otorino; se invece opto per un approccio endoscopico endonasale, mi avvalgo dell’aiuto dei miei colleghi otorini e in tal caso non vi è presente cicatrice e l’intervento viene fatto dal naso.

In genere prediligo questo approccio nei pazienti giovani che hanno paura di avere una cicatrice e non hanno soprattutto una patologia a livello del sacco come un ascesso, un’infezione che determina già un’abrasione e un deficit cutaneo.

Opterò invece per l’approccio esterno nei pazienti che hanno già un ascesso del sacco lacrimale e che quindi andremo a visualizzare meglio a cielo aperto anche la situazione del sacco, a drenare e a lavare meglio l’infezione.

Qualora invece la patologia interessi i canalini lacrimali, la situazione è decisamente più complessa perchè il canalino lacrimale non si può ricostruire, non si può riaprire perchè se lo riapriamo forzatamente comunque quando togliamo la nostra sonda il canalino tende a richiudersi e quindi in tal caso bisogna mettere uno stent, un tubo di pirex che è il tubo di Jones, che viene posizionato tra l’occhio e il naso e anche questo è un intervento che può essere effettuato in anestesia locale: io personalmente lo effettuo in anestesia generale ed è un intervento, diciamo, un pochino meno tollerato dal paziente, soprattutto richiede una manutenzione maggiore rispetto a una DCR.

Mentre la DCR è risolutiva senza dover rivedere il paziente, prendere cura di nulla in quanto non vi è inserimento di una protesi permanente, nel caso dell’inserimento del tubo di Jones, questo è un tubo di vetro che viene lasciato in posizione, che può sporcarsi e quindi può richiedere la pulizia del tubo, può dislocarsi, può determinare formazione di granuloma e quindi può essere in alcuni casi anche tolto.

Infatti io consiglio, se la sintomatologia è importante e il paziente è limitato nelle proprie operazioni di vita quotidiana dalla lacrimazione, l’intervento.

Se invece il paziente è molto giovane o è già anziano, e riferisce una lacrimazione molto importante, ma tollera abbastanza bene la sintomatologia, sconsiglio di effettuare l’intervento.

Altro caso quando a essere chiusi sono i puntini lacrimali: in questo caso la risoluzione è banale se a essere chiuso e stretto è soltanto il puntino lacrimale perchè si può effettuare un’apertura chirurgica semplicemente del puntino lacrimale in anestesia locale e se i canalini a valle sono aperti e il sistema di deflusso a livello intranasale è aperto, il paziente risolve completamente il suo problema, se invece una volta aperto il puntino ci troviamo di fronte ad una patologia canalicolare o distale ritorniamo alla situazione già descritta in precedenza.